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Per rappresentare alcune delle migliori denominazioni del Vino italiano ho scelto dei vignaioli che, pur essendo ubicati in zone vinicole decisamente differenti, hanno in comune la grande capacità di restituire il “luogo” nel calice. L’interpretazione che ne danno è sincera e senza fronzoli, ma soprattutto aprono le porte ad un dibattito inaspettato e davvero interessante tra i partecipanti.

Veniamo all’assaggio:

  • 1) FERDINANDO PRINCIPIANO – Barolo di Serralunga d’Alba DOCG 2016
    Nebbiolo di Langa senza paura, colore rosso granato scarico e vitale, al naso parte chiuso e scontroso, ma dopo qualche sorsata ed un bel refill del calice tira fuori sensazioni floreali secche ed un frutto ancora molto in evidenza; all’assaggio attacca preciso e teso, con un centro bocca in cui i tannini e lo spessore del vino sono già estremamente in armonia. Gran bel millesimo che restituisce nel calice una piacevolezza di beva piuttosto alta. Se fosse musica sarebbe un disco qualsiasi di Bruce Springsteen con la E-Street Band, band senza tempo che non delude mai. Vai al sito del produttore
  • 2) IL COLLE – Brunello di Montalcino DOCG 2013
    Nel bicchiere è proprio un bel Sangiovese, rosso rubino vivo con un’unghia granata. Al naso inizia difficile, terroso, con sensazioni eteree e torrefatte. Dopo qualche minuto si apre con una ciliegia matura piuttosto fresca, all’assaggio l’attacco è gentile, a centro bocca ha bel volume e sapidità, ma è sulla finale che mi è piaciuto maggiormente in quanto chiude fresco e balsamico. Se fosse musica sarebbe il disco “Riding with the king” di Eric Clapton e BB King, se lo ascolti veloce ti perdi un sacco di bellezza. Vai al sito del produttore
  • 3) PERILLO – Taurasi DOCG 2007
    Aglianico di carattere e grandezza, colore rosso quasi impenetrabile con consistenza da “rosso di calore”. Il naso è bellissimo in quanto regala note di erbe aromatiche e sensazioni di vegetazione mediterranea arrostita sotto il sole. In bocca è un vino che sorprende, ti aspetti concentrazione e grassezza e invece, insieme alla struttura c’è un’acidità davvero vitale ed una sapidità a centro bocca che gli conferisce una dinamica gustativa davvero notevole. Sicuramente un vino che fa discutere e, personalmente, amo parecchio vini con questa qualità. Se fosse musica sarebbe “Tore Down House” di Scott Henderson, potenza, finezza e un pò di imprevedibilità in perfetto equilibrio. Vai al sito del produttore
  • 4) TERRE DI LEONE – Amarone della Valpolicella DOCG – Re Pazzo 2014
    Frutto di un millesimo non facile, questo Amarone si è fatto subito voler bene. Colore carico il giusto, con qualche accenno di ossidazione, al naso la parte aromatica è piuttosto ricca in quanto passiamo dalla confettura di ciliegie alla cioccolata fusa per finire con del tabacco dolce. In bocca mi ha piacevolmente colpito per un’acidità importante che ne bilancia la componente alcolica (15,5%), un centro bocca di grande volume che non stanca ed una chiusura lunga e morbida che rendono l’assaggio molto divertente. Se fosse musica sarebbe “Unscarred” dei Dream Theater, un esempio quasi didattico di come si possa sussurrare musica in una band Progressive Metal. Vai al sito del produttore

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Una delle modalità d’assaggio che più divertono è sicuramente la “verticale”, ovvero prendere in esame lo stesso prodotto ma in diverse annate.

Far capire come uno stesso Vino, uno stesso terroir e uno stesso produttore possano dar vita a vini così diversi tra loro anche solo ad 1 anno di distanza; comprendere o anche solo accorgersi delle differenze non è di certo facile, ma con questa modalità si ha la possibilità di assaggiare tutte le annate in un unica sessione e lì, anche l’assaggiatore occasionale, difficilmente non nota come da un bicchiere all’altro la situazione cambi.

In questa degustazione online ho preso in esame i vini de La Collina dei Ciliegi, azienda di proprietà della famiglia Gianolli situata in Valpantena, un’area vitivinicola racchiusa nella Valpolicella. Special guest della serata Massimo Gianolli che alle 18.30, con una puntualità eccellente, si è collegato con noi per raccontarci la storia di come la sua famiglia, milanese di origine ma ubicata nel biellese, abbia deciso di mettere, già negli anni ‘60, le radici nel borgo agricolo di Erbin valorizzando, con una serie di investimenti e migliorie mattone dopo mattone ed ettaro dopo ettaro, tutta la collina.

Veniamo ai vini:

  • 1) La Collina dei Ciliegi – Amarone della Valpolicella DOCG 2008 – Riserva
    Nel bicchiere si presenta di un bel rosso granato ancora vivo. Al naso le note di cacao e di tabacco sono padrone incontrastate del palcoscenico aromatico. All’assaggio l’attacco è molto gentile e a centro bocca il vino ha un ottimo volume ed una trama tannica ben integrata grazie anche ai 12 anni di invecchiamento. La finale lascia il palato fresco con un accenno di mentolo piuttosto piacevole. Se fosse musica direi “New York new York” di Ryan Adams, puoi non amare il genere ma difficilmente sei in disaccordo.
  • 2) La Collina dei Ciliegi – Amarone della Valpolicella DOCG 2014
    Amarone nato da un’annata molto difficile, già nel calice si vedono inesorabili i segni del tempo: granato più scarico e tonalità più ossidata e meno viva. Al naso, all’inizio arriva una bella sensazione di marasche con un pizzico di alcol in evidenza, lasciandolo nel bicchiere l’aroma che rimane è la liquirizia in bastoncino. L’assaggio a mio parere è intrigante. Su un millesimo difficile si può capire meglio un’azienda che, nonostante la finale “sfugga” abbastanza presto, ha dato un’interpretazione molto fine del proprio vino. Se fosse musica sarebbe un disco di Robben Ford, consigliato agli amatori e conoscitori della tipologia ma non per tutti.
  • 3) La Collina dei Ciliegi – Amarone della Valpolicella DOCG 2015
    Se la 2014 è stata complicata, la 2015 è stata molto classica. Ecco nel calice un colore di ben altra intensità e materia. Un naso di confettura di ciliegie molto netto, che a calice vuoto ricorda la cannella in polvere. In bocca ha un ottimo attacco, un centro bocca di grande equilibrio con un tannino presente ma non sopra le righe. Chiude con una bella lunghezza e lascia una sensazione di dolcezza sulla finale. Se fosse musica sarebbe “take five” di Dave Brubeck, di classe e di maniera.
  • 4) La Collina dei Ciliegi – Amarone della Valpolicella DOCG 2016
    Il 2016 per l’azienda è un’annata ottima che segna un cambio piuttosto netto col passato. Mentre il 2008 è una “fotografia” di quello che è stato il primo decennio degli anni 2000, la 2016 porta una ventata di freschezza nel vino e negli interpreti. Nel bicchiere è di un rosso rubino carico e brillante, il naso è sempre caratterizzato da una ciliegia molto fresca ed una componente vanigliata che riguarda l’utilizzo dei legni, in bocca ha una materia più leggera ma di maggiore dinamica gustativa, l’attacco è agile il centro bocca è più profondo e meno carico, mentre la finale chiude fresca e piacevole. Se fosse musica: “Nuvole bianche” di Ludovico Einaudi.

In conclusione ci siamo divertiti parecchio, inoltre il clima piovoso ha decisamente favorito l’assaggio di prodotti con un’alcolicità chiaramente elevata.

Ringrazio Massimo per la gentile partecipazione e ci vediamo al prossimo smart tasting! Cheers!

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Per questa degustazione ho proposto 3 vini perfetti per evidenziare le possibili differenze tra vitigni e aree vinicole in quanto molto rappresentativi dei loro terroir e, tra l’altro, con un rapporto qualità/prezzo davvero invidiabile!

L’assaggio è stato di quelli che divertono parecchio.“Giocare” con l’abbinamento cibo/vino è perfetto per coinvolgere anche chi è alle prime armi.

Avere a disposizione tutta la bottiglia per poter ritornare sui vini (la quantità che i partecipanti ricevono è fantascienza se si pensa alla degustazione gestita in modo tradizionale), vedere come cambiano gli accostamenti tra le varie tipologie ed i cibi, a volte abbinati in modo accademico, altre volte scelti volutamente in maniera “sbagliata” (che poi la soggettività è talmente grande che non esiste una formula davvero universale), entusiasma parecchio.

Questi sono alcuni dei punti di forza più entusiasmanti delle degustazioni online. L’altro?!…beh il potersi sdraiare sul divano anzichè mettersi al volante mi sembra un punto piuttosto importante!

Abbinamento cibo-vino

Veniamo ai vini:

  • 1) Baron Widmann – Sudtirol Vernatsch-Schiava 2018
    100% Schiava
    Un vino che già nel bicchiere ti prende parecchio in giro, ti sembra molto gentile, con un naso fresco e “boschivo” molto stuzzicante ma, arrivato in bocca, è definito, secco, teso e chiude lasciando la bocca “elettrica”. Tornando sul bicchiere alla fine della degustazione non risente per nulla la potenza scaturita dall’ultimo vino e fa pure la voce grossa. Se fosse musica sarebbe un disco dei Toto, musicisti da sballo travestiti da pop band.
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  • 2) Ar.Pe.Pe.- Rosso di Valtellina 2017
    100% Nebbiolo
    Il colore già ti mette di buonumore. É Nebbiolo al cubo. Il naso è ricco ma molto gentile, niente tsunami di aromi ma più una sequenza di sensazioni in continuo divenire, In bocca è di una piacevolezza splendida data poi da una semplicità di beva che te la fanno apprezzare (e finire) bicchiere dopo bicchiere (il concetto di sorso non lo si prende nemmeno in considerazione). Se fosse musica sarebbe “Crossroads” di Robert Johnson, sembra facile ma…provaci se ci riesci.
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  • 3) Fatalone – Gioia del Colle Primitivo Riserva 2017
    100% Primitivo
    Colore impenetrabille, consistente a tal punto da far diventare un’attività ludica il farlo roteare nel bicchiere. Il naso è un misto di confetture e aromi di erbe mediterranee, a bicchiere vuoto è quasi iodato. In bocca è pieno, con centro bocca largo e chiusura fresca nonostante i 15.5 di alcol, decisamente ben integrati e mai sopra le righe. In tutta onestà sono rimasto sorpreso dalla grandissima beva di questo Primitivo. Se fosse musica direi “Arbeit macht frei” degli Area, al primo ascolto può sembrarti pesante ma se vai oltre difficilmente smetti.
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In conclusione, la parte che preferisco di queste degustazioni online è la grande varietà di opinioni sui diversi assaggi: la soggettività che si impone alla mera didattica.

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